
L’esposizione si apre con la tela Sant’Antonio e il Bambino Gesù del gemonese Giovanni Battista Tiani (1671-1737, foto 1) cui si accompagnano due lavori settecenteschi (Addolorata e Madonna
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Le opere della sala provengono dall’ex Convento capodistriano di Sant’Anna, appartenente un tempo alla Provincia Veneta dell’Ordine dei Frati Minori. Fra i numerosi lavori finalmente esposti a oltre sessant’anni dal loro ricupero grazie ai buoni uffici delle Soprintendenze di Mantova e di Trieste – si distinguono la Presentazione di Gesù al tempio (ignoto pittore veneto, sec. XVII); il quattrocentesco San Bernardino da Siena (ambito di Bartolomeo Vivarini); Sant’Anna, (attribuita a Girolamo da Santacroce, 1537); il Redentore (foto 3) e San Pietro (anonimo artista veneto, sec. XVII), entrambi su rame; la bella Ultima Cena (di anonimo pittore veneto del Cinquecento); un Santo eremita (ignoto autore, sec. XVII); i due ritratti di Fra Giovanni Battista Maraspini (Lorenzo Pedrini, 1762) e Fra Pasquale da Rovigno (Stefano Celesti, 1640, foto 4); Santa Caterina d’Alessandria, dall’insolito abbigliamento orientaleggiante (pittore veneto?, sec. XVIII); la bella pala, infine, con Crocifisso con la Maddalena tra i Santi Pietro e Carlo Borromeo (Palma il Giovane, 1628?). Sotto la tela dell’Ultima Cena è collocato l’altar maggiore del Santuario gemonese distrutto dal terremoto del 1976, eseguito in marmo nel 1895 dai gemonesi Francesco Antonini (1842-1912) e Mattia Elia (1818-1898) su disegno di Attilio De Luigi. |
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Con la scultura dorata e dipinta della Madonna Bella (eccellente lavoro di un abile intagliatore del primo Quattrocento d’ambito salisburghese, recentemente restaurata a cura della Laboratorio di Restauro della Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia), la sala offre alcune delle opere più ammirate della primitiva Pinacoteca Antoniana: la Santissima Trinità di scuola veneto-friulana (foto 5); l’Annunciazione del bolognese Giulio Cesare Procaccini (sec. XVII, foto 6); un intenso San Francesco di anonimo veneto del sec. XVII; la Madonna in gloria e San Felice da Cantalice di Alessandro Marchesini (?-1738); la Madonna con Gesù e San Giovannino, di ignoto pittore di scuola veneta del sec. XVII; un’Annunciazione di scuola locale dalla ricca cornice intagliata e dipinta (sec. XVII). |
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Non mancano in questa sala opere di pregio come i dodici dipinti che illustrano prodigi e miracoli del Santo Taumaturgo. Si tratta di piccole tavole forse dell’udinese Gio. Giuseppe Cosattini che a metà Seicento ricorda, con scene di effetto e di grande qualità, portentosi episodi della vita del Santo e alcuni miracoli avvenuti a Gemona per sua intercessione tra il 1647 e il 1653 (foto 7). Al tardo Cinquecento risalgono una Madonna con Bambino e Angeli (scuola romana); la Presentazione al tempio (ambito bassanesco); un’Annunciazione di scuola veneta; la Circoncisione (bottega di Pomponio Amalteo); la Madonna col Bambino e i Santi Pietro e Paolo di Paolo Cavazzola (1486 1522). Del 1606 è la Madonna con Bambino e i Santi Leonardo e Pietro, già nella chiesa gemonese di San Leonardo, di Giulio Urbanis (1540-1611) e di fine secolo sono la tela del Widmar (San Francesco consolato da un angelo) e la Lavanda dei piedi del Tiani. Del secolo successivo o del primo Ottocento sono il Pentimento di Re David e San Carlo Borromeo di Pietro Antonio Novelli (1729- 1814); del 1835 (firmata A.T.) è una buona tela con la Madonna con Bambino tra San |
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Insieme con un gruppo di opere del Santuario – San Pietro penitente, San Giovanni Battista, Ecce Homo (ambito locale, sec. XVII) e Gesù nell’orto degli ulivi (ambito locale, sec. XVIII) – la sala accoglie altri dipinti del Convento di Sant’Anna di Capodistria tra cui quattro lavori di autori anonimi di scuola veneta: la cinquecentesca Salita al Calvario e incontro di Cristo con la Madre e, del Seicento, La Sacra Famiglia tra i Santi Francesco, Antonio e Domenico (foto 9); Gesù Crocifisso; Cristo schernito (foto 10). Concludono il percorso alcune “reliquie” del
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