Museo
Renato
Raffaelli

In ottemperanza al DPCM il Museo Raffaelli rimarrà chiuso fino al 3 dicembre.
il museo

Il Museo ospita la raccolta di opere non più utilizzate nelle liturgie e già esposte, prima del terremoto del 1976, nella Pinacoteca Antoniana, istituita nel 1968 per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio artistico e storico del Santuario.

la storia

Il Museo ospita anche opere dell’ex Convento di Sant’Anna di Capodistria, facente parte un tempo della Provincia Veneta dell’Ordine dei Frati Minori: risalgono ai secoli dal XV al XIX e sono esposte, a oltre mezzo secolo dal loro ricupero, grazie ai buoni uffici e ai restauri delle Soprintendenze di Mantova e di Trieste.

Orari Museo Raffaelli

Ogni domenica e giorni festivi:

Mattino: Dalle 9.00 alle 12.00
Pomeriggio: Dalle 15.00 alle 18.00

INGRESSO LIBERO

E' possibile la visita guidata per gruppi anche in altri giorni ed orari, prenotando al n° 0432 981113. A causa del Covid 19 il numero massimo dei visitatori in un gruppo non dovrà superare i 15.

Fra i lavori di maggiore interesse si distinguono opere di autori veneti e dell’Italia settentrionale; di Benedetto Carpaccio (Adorazione del nome di Gesù) e di Francesco di Girolamo da Santacroce (Deposizione di Cristo) sono le tele collocate in Santuario.

Il percorso museale ha un’anticipazione nel secentesco affresco di anonimo pittore locale (San Francesco riceve le stimmate e Frate Leone) staccato dalla controfacciata del convento dopo i crolli del 1976. Il Museo – allestito su progetto dell’architetto Gianpaolo Della Marina – è dedicato al gemonese Renato Raffaelli, benefattore e sostenitore delle iniziative culturali del Convento francescano.

Per visitatori con difficoltà deambulatorie è disponibile l’ascensore

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Il progetto

Il Museo è ubicato nell'interrato della ricostruita Chiesa dove gia dal 1985 erano ospitate alcune opere collegate alla storia del Santuario e alla devozione popolare al Santo, ed alcune altre recuperate a seguito del sisma del 1976.

L'intervento trova motivazione nella necessità di collocare le cosidette "Opere Istriane". Patrimonio, per lo più pittorico, proveniente dall'ex Convento di sant'Anna in Capodistria.
Per l'esposizione del patrimonio artistico Istriano è stato valorizzato l'intero impianto museale, senza con ciò rinunciare a nulla di quanto già precedentemente presente.

Il percorso espositivo, recupera il vano gia adibito a cappella feriale (sala 2) e lo collega alle altre sale del Museo.
Pochi nuovi elementi espositivi sono stati realizzati sia per esporre le Opere Istriane sia per valorizzare quanto precedentemente esposto. Un "vano" nicchia è stato realizzato per la quottrocentesca Madonnina Bella che attualmente domina la sala 3 e di fatto viene a trovarsi al centro del percorso di visita.

E' stato realizzato anche il grande mobile centrale in sala 5, quasi una stanza all'interno della sala stessa. Il mobile contiene l'oreficeria del Santuario ed alcune opere di pregio provenienti dall'Istria. Il corridoio d'uscita, oggi sala 5, è stato reso parte integrante e fondamentale del percorso.

La scelta progettuale di fondo, per la maggiore resa delle opere esposte e quindi per il loro godimento. è data dall'illuminazione puntuale di ciascuna che di fatto "isola" ogni pittura dal contesto rendendone più facile e suggestiva la lettura in un ambiente che risulta rilassante e meditativo. 


Arch. Gianpaolo Della Marina

Sala espositiva 1

L’esposizione si apre con la tela Sant’Antonio e il Bambino Gesù del gemonese Giovanni Battista Tiani (1671-1737) cui si accompagnano due lavori settecenteschi (Addolorata e Madonna delle lacrime) di autori ignoti. Sulla parete di fronte, dopo un gruppo di stampe del sec. XVIII (da Sant’Anna di Capodistria), l’opera San Francesco riceve le stimmate mette in evidenza le doti pittoriche di Melchior Widmar, cui si devono numerosi lavori del Museo e del Santuario.
Tra questi ultimi vanno ricordati l’Adorazione dei Magi e la Circoncisione di Gesù, fino al 1976 alle pareti della grande cappella del Rosario di cui s’è salvato solamente il presbiterio. Nella sala sono ospitati pannelli con Episodi della vita del Santo dal parapetto dell’antica cantoria, seconda metà Ottocento dei gemonesi Giacomo Brollo (1834–1918) e Valentino Baldissera (1840– 1906). Di buon livello sono le tele San Sebastiano (ignoto pittore veneto del sec. XVI) e l’Immacolata tra i Santi Ludovico ed Elisabetta (Antonio Dugoni, 1827–1874, foto 2).
La sala accoglie anche una singolareraffigurazione
di San Francesco (La fede ha vinto il dolore, 1982) dell’artista contemporaneo Sergio Stocca.

Sala espositiva 2

Le opere della sala provengono dall’ex Convento capodistriano di Sant’Anna, appartenente un tempo alla Provincia Veneta dell’Ordine dei Frati Minori. Fra i numerosi lavori finalmente esposti a oltre sessant’anni dal loro ricupero grazie ai buoni uffici delle Soprintendenze di Mantova e di Trieste – si distinguono la Presentazione di Gesù al tempio (ignoto pittore veneto, sec. XVII); il quattrocentesco San Bernardino da Siena (ambito di Bartolomeo Vivarini); Sant’Anna, (attribuita a Girolamo da Santacroce, 1537); il Redentore (foto 3) e San Pietro (anonimo artista veneto, sec. XVII), entrambi su rame; la bella Ultima Cena (di anonimo pittore veneto del Cinquecento); un Santo eremita (ignoto autore, sec. XVII); i due ritratti di Fra Giovanni Battista Maraspini (Lorenzo Pedrini, 1762) e Fra Pasquale da Rovigno (Stefano Celesti, 1640, foto 4); Santa Caterina d’Alessandria, dall’insolito abbigliamento orientaleggiante (pittore veneto?, sec. XVIII); la bella pala, infine, con Crocifisso con la Maddalena tra i Santi Pietro e Carlo Borromeo (Palma il Giovane, 1628?). Sotto la tela dell’Ultima Cena è collocato l’altar maggiore del Santuario gemonese distrutto dal terremoto del 1976, eseguito in marmo nel 1895 dai gemonesi Francesco Antonini (1842-1912) e Mattia Elia (1818-1898) su disegno di Attilio De Luigi.

Sala espositiva 3

Con la scultura dorata e dipinta della Madonna Bella (eccellente lavoro di un abile intagliatore del primo Quattrocento d’ambito salisburghese, recentemente restaurata a cura della Laboratorio di Restauro della Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia), la sala offre alcune delle opere più ammirate della primitiva Pinacoteca Antoniana: la Santissima Trinità di scuola veneto-friulana (foto 5); l’Annunciazione del bolognese Giulio Cesare Procaccini (sec. XVII, foto 6); un intenso San Francesco di anonimo veneto del sec. XVII; la Madonna in gloria e San Felice da Cantalice di Alessandro Marchesini (?-1738); la Madonna con Gesù e San Giovannino, di ignoto pittore di scuola veneta del sec. XVII; un’Annunciazione di scuola locale dalla ricca cornice intagliata e dipinta (sec. XVII).
Tra gli altri lavori d’intaglio la sala custodisce un bel Tabernacolo veneziano dorato e dipinto della metà del XVI secolo, quattro grandi Reliquiari “trimestrali” (con una minuscola reliquia per ogni giorno del trimestre) e le due statue di San Pietro e San Paolo (ignoto scultore locale del sec. XIX), poste un tempo in Santuario, ai lati del presbiterio e rovinate dai crolli del 1976. Vi si trovano anche due serie di cartegloria, chiuse in raffinate cornici di lamina d’argento sbalzata e cesellata, e due sobri inginocchiatoi a cassettiera (mobilieri locali, sec. XVII).

Sala espositiva 4

Non mancano in questa sala opere di pregio come i dodici dipinti che illustrano prodigi e miracoli del Santo Taumaturgo. Si tratta di piccole tavole forse dell’udinese Gio. Giuseppe Cosattini che a metà Seicento ricorda, con scene di effetto e di grande qualità, portentosi episodi della vita del Santo e alcuni miracoli avvenuti a Gemona per sua intercessione tra il 1647 e il 1653. Al tardo Cinquecento risalgono una Madonna con Bambino e Angeli (scuola romana); la Presentazione al tempio (ambito bassanesco); un’Annunciazione di scuola veneta; la Circoncisione (bottega di Pomponio Amalteo); la Madonna col Bambino e i Santi Pietro e Paolo di Paolo Cavazzola (1486 1522). Del 1606 è la Madonna con Bambino e i Santi Leonardo e Pietro, già nella chiesa gemonese di San Leonardo, di Giulio Urbanis (1540-1611) e di fine secolo sono la tela del Widmar (San Francesco consolato da un angelo) e la Lavanda dei piedi del Tiani. Del secolo successivo o del primo Ottocento sono il Pentimento di Re David e San Carlo Borromeo di Pietro Antonio Novelli (1729- 1814); del 1835 (firmata A.T.) è una buona tela con la Madonna con Bambino tra San Francesco e Santa Chiara. Nulla è rimasto dei lavori di oreficeria, dei vasi sacri, dei codici miniati e degli arredi che dal Tre Quattrocento arricchivano il Santuario: gli oggetti esposti nella teca al centro della sala sono lavori degli ultimi tre secoli.

Sala espositiva 5

Insieme con un gruppo di opere del Santuario – San Pietro penitente, San Giovanni Battista, Ecce Homo (ambito locale, sec. XVII) e Gesù nell’orto degli ulivi (ambito locale, sec. XVIII) – la sala accoglie altri dipinti del Convento di Sant’Anna di Capodistria tra cui quattro lavori di autori anonimi di scuola veneta: la cinquecentesca Salita al Calvario e incontro di Cristo con la Madre e, del Seicento, La Sacra Famiglia tra i Santi Francesco, Antonio e Domenico (foto 9); Gesù Crocifisso; Cristo schernito. Concludono il percorso alcune “reliquie” del
Santuario: si tratta di gessi settecenteschi (putti con stemma gentilizio e testa di Santo, forse Sant’Antonio, e frammenti di iscrizione) salvati dopo i crolli del 1976 che hanno messo nuovamente in luce decorazioni ed affreschi secenteschi di cui non si conosceva l’esistenza: le opere, ritrovate in Convento e nella Cappella della Beata Vergine delle Grazie, sono state consolidate su pannelli. Oltre a quelle segnalate, il complesso antoniano conserva altre opere d’arte in chiesa e nella Cappella della Vergine delle Grazie edificata da Sant’Antonio nel 1227, nella cella del Santo e in sacristia. Sono lavori spesso di pregio, che attestano l’affetto e la venerazione che artisti e devoti hanno riservato al Santo Taumaturgo e al suo santuario dal Duecento ad oggi, senza interruzione.